Month: September 2006

  • Farmacista tu, farmacia di turno!

    Allora, sia chiaro che io e la rinite abbiamo sempre avuto un rapporto molto controverso. Ormai ci conosciamo da anni, abbiamo attraversato diversi momenti insieme, alcuni felici, alcuni tristi.

    E fin qui sembrerebbe tutto pacifico… voglio dire, ormai ho accettato il fatto che si autoinviti nel mio naso ogni tanto, che il primo giorno mi faccia starnutire, il secondo giorno mi faccia starnutire ancora di più (non sono ancora arrivato ai famigerati 10 starnuti di fila ma le prospettive sono allettanti), e il terzo giorno passi al gocciolamento tipo tortura cinese, con gli starnuti che a questo punto diventano delle specie di attentati agli addominali.

    Lui d’altra parte in cambio sopporta anche il mio essere, come dire, un po’ ostile nei suoi confronti, quando mi imbottisco prima di Aulin misto Aspirina Rapida, poi di Augmentin, poi di Bactrim, poi di Aerius (al posto del Tinset ^^), e soprattutto quando li ingurgito tutti insieme come ho fatto oggi con altresì molta soddisfazione (beh sì… a proposito, non badate troppo a quello che sto scrivendo, credo di essere già arrivato alla trance pre-intossicazione-da-lavanda-gastrica).

    Però quello che non sopporto proprio è quando mi si tappa il naso.

    Non ci riesco proprio!

    Comincia tipo al secondo giorno… prima una narice, il giorno dopo l’altra, e il giorno dopo entrambe.

    Vi giuro che mi vorrei strappare il naso a morsi.
    Soprattutto quando pizzica.

    Divento più o meno così:

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    Source: adnkronos

  • Bibidi-bobidi-bu.

    Bibidi-bobidi-bu.
    Bibidi-bobidi-boom.

    Fine dell’overture.
    Primo movimento. Andamento fortissimo.

    Odiami. Come si può odiare un pupazzo inerte. Di quelli che si possono sbattere con violenza contro gli spigoli sapendo di provocargli un dolore lancinante. Per sentirsi meglio.

    Il pastore ha deciso che non gli riesce più di badare al suo gregge. Il pastore ha indossato un paio d’ali nuove di zecca e, nonostante i primi tentativi di volo risultino un po’ goffi, ha intenzione di imparare in fretta.

    E presto il pastore, nella sua nuova veste, sorvolerà il suo piccolo vecchio mondo terreno, guarderà dall’alto del suo nuovo mondo aereo quello che si lascia alle spalle, insieme ai salvi che porterà sulle sue gracili spalle. Un sorriso compassionevole per tutti. One for the wicked men, one for who’s comin’ back (being the same as/worse than before), one for the only one (till now), one for the watching out ones (beware of the ninja!), one for the peaceful protest, e così via.

    Tutti gli altri spariscano via al mio terzo colpo di bacchetta.

    Buona notte.

  • Tornerò da te.

    Milano.

    Caotica mamma che accudisce i suoi pargoli fra rassicuranti grattacieli e immensi quartieri tagliati dalla metropolitana e dall’acqua di più fiumi che la attraversarono prima di essere sommersi dal cemento. Tassisti che ogni volta si scoprono Milanesi trapiantati ora da Bisceglie (no, non la zona, la città!), ora dalla Sicilia, ora da Genova… e, qualunque sia il tragitto da fare, fan sempre pagare più o meno 10 euro. Evidentemente mi sfugge qualcosa di questo meccanismo.

    Give me a reason to love you,
    give a reason to be a woman.

    (Portishead, Sheared box)

    Intermezzo.

    Sul treno un francese ha preso l’Eurostar per una sorta di micro-Hyde Park. Immerso nella lettura e in dissertazioni filosofiche con l’amico Morfeo, decide ad un certo punto di togliersi le scarpe e sventolare i graziosi e olezzosi piedini al fresco del bocchettone dell’aria condizionata.

    Non per voler andare a stereotipi, però… beh, si è capito.

    Il tuo sorriso mi disgusta.

    (Quintorigo, Rospo)

    Bologna.

    Calma. Chilometri di portici da attraversare rigorosamente sotto la pioggia, tranne quando c’è da improvvisare una cena, rigorosamente alla Coop.

    Bologna nera? No way. Bologna rossa. Tutta rossa. In ogni senso.

    Apri le mie labbra, aprile, dolcemente.
    Aiuta il mio cuore.
    Cometa cuci la bocca ai profeti.
    Cometa chiudi la bocca e vattene via.
    Lascia che sia io a trovare la libertà.

    (Area, Cometa rossa, trad. [purtroppo] dal greco)

    Calma. Calma. Strade deserte già dalle 22. Giusto il tempo per un gelato o tre bottigliette d’acqua, a volte con sportivi della prima ora indaffarati in discussioni spazianti (e spiazzanti, se mi consentite). Oppure c’è via Zamboni, che a quest’ora è un crocevia in cui s’incontrano le caste. Fighetti, alternativi, punkabbestia, intoccabili, … si incontrano, chiacchierano, si danno appuntamento per vedersi in qualche altro posto. Finalmente gente che ammette l’inutilità di ripararsi dietro un modo di vestire o di atteggiarsi. Senza troppe categorizzazioni, e senza troppo senso di appartenenza (a cosa poi?).

    Piccoli acquisti un po’ per tutti al mercato di piazza VIII Aprile (anzi, anzi… la piassòla), e al Parco della Montagnola (anzi, anzi… dela Montagnòla). Tre paia di calze a righe. Model pour femme. E chi se ne frega.

    La signora del B&B ci ha consigliato di stare attenti a quelli che noi molto sbrigativamente definiremmo topini (beh, sì, anche se non son dotati della graziosità che il termine ispirerebbe) lungo il tragitto verso via Indipendenza. Alcuni ragazzi di Napoli, altrettanto sbrigativamente, hanno fatto finta di esser grandi esperti di situazioni simili. E per due volte hanno ricevuto le "attenzioni" dei cleptomani. Noi siam rimasti incolumi. Col metodo alla barese. Ebbene sì, Bari-Napoli 1-0 (poco galante, lo ammetto, ma me la dovevo togliere ‘sta soddisfazione).

    Tutto il resto son foto, immagini confuse nella mia memoria che un viaggio di ritorno di una decina d’ore non mi aiuta a riorganizzare (e si ringrazia Trenitalia e i freni bruciacchiosi dell’InterCity Plus per la collaborazione), e pensieri che voglio tenere stretto.

    Torno agli schiamazzi diurni e notturni e al caos di una città che alla fine mi è mancata, e mi appartiene. Torno alla realtà che voglio veder stravolta al più presto e nel modo più violento possibile.

    Non so se ci riuscirò.
    In ogni caso buon viaggio anche a voi.

  • Ceci n’est pas un titre.

    Due punkabbestia e il loro nuovo cane, reincarnazione perfetta di un D’Annunzio finalmente realizzato. In altre parole: tre allievi di Saint-Exupéry indaffarati a seguire la linea contorta degli alternanti lettori.

    Il resto non riesco a scriverlo.

    E comunque la weltanschauung non indica il background culturale, quanto piuttosto l’ideologia di fondo che ispira il singolo. Questo a mero titolo di cronaca per la serie: come fare i fighi davanti a se stessi e cercare differenze sottili anche fra definizioni sostanzialmente simili.

  • Mater Matera, Mater Gravina.

    E poi ti prendo e ti porto via. Sembra così banale ogni volta che te lo dico, ma tu sai che ogni volta lo dico con lo stesso sapore di un nuovo bacio, di un nuovo abbraccio, di una nuova carezza. Voglio portarti con me, abbracciarci sul parapetto, mentre grido forte il tuo nome per far sì che l’eco arrivi fin dietro la collina dall’altra parte della gravina.

    Voglio farti sentire lo scroscio dell’acqua, sembra che non esista in fondo a questo baratro, eppure lo si sente chiaramente. Sembra si porti via gli ami che tirano giù le stelle e le fanno bruciare, morendo rapidamente, contro l’atmosfera. Voglio desiderare di restare per sempre con te, di far l’amore ancora una volta. Un altro respiro, se vuoi. One more breath for the dying man.

    Il vino è il mio complice astuto, il mio aiuto per alzare un velo intorno a noi. Non più luci, non più suoni. Solo il cielo e me, per te. Ti addormenti tenendomi forte la mano, di lato sul parapetto, mentre appoggi dolcemente la tua testa sulla mia coscia e mi implori, lo sento, di accarezzarti i capelli e coccolare il tuo sonno.

    Ti giri.
    Vuoto.
    Afferra la mia mano!

    Nella buona e nella cattiva sorte.
    Insieme fino all’ultimo istante.

    Ti stringo la mano per l’ultima volta.

    Ed ora so. Ti amo.

    Source.

  • Contrasto.

    K’eo ne pur ripentésseme? davanti foss’io aucisa
    ca nulla bona femina per me fosse ripresa!
    Aersera passàstici, correnno a la distesa.
    Aquìstati riposa, canzoneri:
    le tue parole a me non piaccion gueri.

    (Cielo d’Alcamo, Contrasto)

    To repent? Shall I be slayered here and now, if any honest girl may be rebuked for a fault of mine! Yesterday you were running by here with your horse… Hence be quiet, darling singer, as your words are making me angry.

    Once again, useful as well.