Nell’angolo più insicuro e uggioso c’è lui. Rannicchiato su se stesso. Le gambe strette fra le braccia. Foto, istantanee di momenti mai vissuti, scivolano leggere come foglie secche.
Mi guarda.
Sorride.
Un sorriso inerme,
pietoso.
Mi parla. Lasciando che le parole scorrano lentamente, da sole. Risuonano dolcemente. Accarezzano i capelli, e gli occhi. Chiusi. I suoi occhi invece sono aperti, sfidano la penombra, si cercano intorno sperando di riconoscere una figura familiare.
Una piccola distrazione.
Giro lo sguardo verso un altro ricordo.
Lui non c’è più.
Resta qualche foto,
che svanisce tra le mani,
ricomparendo in altri dove,
che non mi appartengono più.
Un intercalare lento e malinconico…
Tutta la tristezza di un ricordo che sfuma dopo aver imparato a non esserne ossessionato…
Una piccola distrazione.
Giro lo sguardo verso un altro ricordo.
Ci vuole forza per questo. Oppure l’abitudine a sostenere un peso.
Fino a renderlo intercambiabile.
Criptico e bello.
Complimenti.
che belle foto su flickr (waw)
La memoria, dolce giustificazione all’insoddisfazione presente…guardare dietro anzichè guardare dentro.
Ma l’alternativa non è guardare dentro anziché guardare dietro.
sinestesia
Ma lo sai che ti appartengono ancora.
E’ solo che è difficile considerarsi delle moltitudini.