Milkman.

Ricomincio a correre, col cuore pesante, cuore di pietra, cuore d’acciaio. Locomotiva a carbone, si nutre di fallimenti, amori perduti e amori lontani. Mi siedo lungo il fiume. I raggi del sole bruciano le epifanie, il fiume le porta via, la pioggia rinfranca. Tutto quello che ho perso è niente, e quindi sorrido molto, sorrido sempre, e quelli che si lamentano di tutto mi stanno assai sul cazzo.

Bivio #2.

Quote

Non già, badiamo, ch’io opponessi volontà a prendere la via per cui mio padre m’incamminava. Tutte le prendevo. Ma camminarci, non ci camminavo. Mi fermavo a ogni passo; mi mettevo prima alla lontana, poi sempre piú da vicino a girare attorno a ogni sassolino che incontravo, e mi maravigliavo assai che gli altri potessero passarmi avanti senza fare alcun caso di quel sassolino che per me intanto aveva assunto le proporzioni d’una montagna insormontabile, anzi d’un mondo in cui avrei potuto senz’altro domiciliarmi.

Ero rimasto cosí, fermo ai primi passi di tante vie, con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini, che fa lo stesso. Ma non mi pareva affatto che quelli che m’erano passati avanti e avevano percorso tutta la via, ne sapessero in sostanza piú di me. M’erano passati avanti, non si mette in dubbio, e tutti braveggiando come tanti cavallini; ma poi, in fondo alla via, avevano trovato un carro: il loro carro; vi erano stati attaccati con molta pazienza, e ora se lo tiravano dietro. Non tiravo nessun carro, io; e non avevo perciò né briglie né paraocchi; vedevo certamente piú di loro; ma andare, non sapevo dove andare.

(Luigi Pirandello, Uno, Nessuno e Centomila, 1926)

EB.

Ho trovato un bagaglio. C’erano fiori di lillà, una copia minuscola del Corano, una macchina fotografica da quattro soldi, e un’immensa mestizia, che entra nelle narici, prende a calci le sinapsi e le fa lavorare a perdifiato. Manca il fiato. Brucia il phrén.

A volte,
ma solo a volte,
vorrei essere solo presente.

Bivio #1.

Quote

John Matlock, Lifes Crossroads

Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;

Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim
Because it was grassy and wanted wear;
Though as for that, the passing there
Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I marked the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I,
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.

(Robert Frost, The Road Not Taken, 1916)

Desuefazione.

Qualche anno fa partecipai ad un progetto della Società Dante Alighieri, chiamato Adotta una Parola. Quest’iniziativa non esiste già più, in realtà, dal momento che è stata integrata in una specie di social network chiamato Beatrice (giuro).

L’idea era quella di prendere una parola, idealmente una caduta in disuso, e darne nuova vita nella lingua corrente.

La parola di cui mi innamorai era: desuefazione.

Il processo di desuefazione è molto più complicato del suo contrario. L’assuefazione è una sensazione confortevole, che si cerca di mantenere costante ed ininterrotta, è Rinaldo che porge lo specchio ad Armida, è la Circe che Ulisse non vuole lasciare. La desuefazione è l’antitesi hegeliana, è il terremoto che mina lo status quo, è il cambiamento che non si desidera bensì si subisce, anche quando è auto-inflitto.

La desuefazione è un processo di resistenza a se stessi, di resistenza alla resistenza al cambiamento. È la sostanza stupefacente che produce di nuovo il suo effetto; la routine o il gesto abitudinario che smette di essere rassicurante; lo stimolo esterno che provoca di nuovo una reazione fisica o psicologica.

Sono i muscoli intorpiditi che si riprendono al risveglio.
Le pupille che si ritirano alla vista di un nuovo, inedito sole.
I polmoni che si riempiono di aria fresca.

Ogni 14 giorni scompare una lingua.

La comunicazione unilaterale ha uno svantaggio di fondo: può o può non essere recepita. In assenza di feedback, il mittente non solo non saprà se il messaggio è stato ricevuto ed interpretato correttamente, ma anche se il messaggio è stato recepito in primo luogo.

È scomparso l’ennesimo dialetto. Ci sono tracce sparse, ma la ricostruzione filologica è ardua. I tratti di questa lingua sembrano estremamente variabili, ed è nel complesso abbastanza difficile spiegarsi i motivi della sua estinzione.

I parlanti erano solo due.
Uno ha smesso di parlare.
L’altro ha rinunciato.

Harmonie du soir.

Non c’è tempo non c’è tempo di fermarti a guardare indietro e non c’è tempo di guardare avanti e il momento al presente è soltanto il presente Non c’è tempo non c’è davvero più il tempo di pensare ai tuoi successi e i tuoi fallimenti e alla punteggiatura e alla fine del mondo e al sesso e alle birre e a quello stronzissimo senso di impotenza che macera le viscere in sottofondo come un rumore rosa che non vuoi che faccia più male o almeno non faccia male di più Non c’è tempo da perdere bisogna aspettare aspettare e aspettare qualcosa che valga il senso di tutto questo aspettare e seminare e coltivare e soprattutto coltivare l’arte del perdere tempo quando tempo non ce n’è Perdere Prendere Perdere Prendere Sono la cosa più bella che abbia mai perso Sono il tempo che scivola via infame e torna come un fiore di lillà un giorno in un altra forma e un altro sapore.

Copri il rumore rosa
cercando qualcosa
che faccia più rumore.

With your feet on the ground.

È nel momento in cui cominci a dare qualcosa per scontato che diventi più fragile. Succede ogni volta. A cosa serve ergere mura altissime, se poi il vero pericolo è ancora all’interno? Nel mondo di Morfeo, quello in cui tutti i tuoi “non fa niente”, “non fa male”, “va bene così”, valgono una cicca, basta un tavolo, un sorriso, una doccia, un viaggio.

Ho scattato una foto alla farfalla, nel momento esatto in cui era appena uscita dal baco. Sbatte le ali, si guarda intorno. Click. Questo è l’ultimo, dolce momento che voglio ricordare. Un ultimo sguardo, poi vola via.

How can you swallow so much sleep?

If you want to go fast, go alone,
If you want to go far, go together.

Ho costruito un castello di carte forte come non mai. Nessun vento è riuscito a spostarlo, neanche di un millimetro. La neve non è riuscita a congelarlo, la pioggia è scivolata via senza danno apparente. Ad ogni preziosa occasione ho aggiunto un piano, ho rinforzato gli argini, e ho rimesso a posto qualche carta che rischiava di scivolare via.

Quando vuoi costruire un castello di carte, la chiave è decidere quante carte vuoi mettere alla base. Più ne metti, più piani avrai bisogno di costruire per arrivare in cima. Questo castello di carte, amico mio, era il più grande che avessi costruito finora.

Non mi ero mai azzardato ad un’impresa del genere, ed il perché è forse così ovvio da sembrare banale: non avevo trovato un tavolo abbastanza grande e abbastanza solido da potermelo permettere.

Ma questa volta ce l’avevo.
Un tavolo bellissimo, di mogano, lucente.
Con rifiniture così belle e così complesse da perdere ore soltanto a seguirne l’andamento.

Ho fatto, tuttavia, un errore così stupido.
Non ho preso in considerazione i tarli.
Quei cazzo di tarli che ti consumano dentro, e ti lasciano vuoto e fragile.

E quindi è successo.
Ero a metà strada,
pregustando il prossimo piano,
con calma,
ed eccitazione,
allo stesso temp–
Crack.

Sono rimasti
trucioli,
pochi piani
senza fondamenta,
un re di cuori,
e la regina è volata via,
o forse,
forse,
è solo nascosta tra le macerie.

 

Random Cisco geekery, issue 5: A VPN between a Cisco EPC3925 and a FRITZ!Box 7270.

I’ve struggled quite a bit to get these two devices together, mostly because the parameters on the FRITZ!Box are not documented, so it was hard to make them match with the Cisco device. But eventually I’ve managed to, so I’m happy to share the parameters.

Here we go.

First of all, here we assume that you are using dynamic IP addresses, in which case you need to use a dynamic DNS service to get it done (eg. DynDNS, No-IP, or your own solution).

Let’s say that the location using the FRITZ!box is using fritz.dyndns.example and the local subnet is 192.168.0.0/24, and the Cisco router is using cisco.dyndns.example and the local subnet is 192.168.99.0/24.

What to do on the FRITZ!box?

Create a file with this:

Replace all the lines with a comment at the end with what suits your situation. Once ready, open the control panel of your FRITZ!Box, go to Internet > Permit Access > VPN, and upload the file you’ve just created, then go to Import VPN Settings.

What to do on the Cisco EPC3925?

Go to Security > VPN, and create a new Tunnel with whatever name you like.

  • Local Secure Group: put your local subnet (192.168.99.0)
  • Remote Secure Group: put your remote subnet (192.168.0.0)
  • Remove Secure Gateway: the remote FQDN (fritz.dyndns.example)
  • Key Management:
    • Key Exchange Method: Auto (IKE)
    • Encryption: DES
    • Authentication: SHA1
    • PFS: Enable
    • Pre-Shared Key: your VPN password (your_shared_key)
    • Key Lifetime: 3600

Now click Save Settings, then go on Advanced Settings and set this:

  • Phase 1:
    • Operation Mode: Aggressive
    • Local Identity: the local host Name (cisco.dyndns.example)
    • Remote Identity: the remote host Name (fritz.dyndns.example)
    • Encryption: 3DES
    • Authentication: MD5
    • Group: 1024-bit
    • Key Lifetime: 28800
  • Phase 2:
    • Group: 1024-bit

Save the settings, cross your fingers and your toes and click on Connect.