With your feet on the ground.

È nel momento in cui cominci a dare qualcosa per scontato che diventi più fragile. Succede ogni volta. A cosa serve ergere mura altissime, se poi il vero pericolo è ancora all’interno? Nel mondo di Morfeo, quello in cui tutti i tuoi “non fa niente”, “non fa male”, “va bene così”, valgono una cicca, basta un tavolo, un sorriso, una doccia, un viaggio.

Ho scattato una foto alla farfalla, nel momento esatto in cui era appena uscita dal baco. Sbatte le ali, si guarda intorno. Click. Questo è l’ultimo, dolce momento che voglio ricordare. Un ultimo sguardo, poi vola via.

How can you swallow so much sleep?

If you want to go fast, go alone,
If you want to go far, go together.

Ho costruito un castello di carte forte come non mai. Nessun vento è riuscito a spostarlo, neanche di un millimetro. La neve non è riuscita a congelarlo, la pioggia è scivolata via senza danno apparente. Ad ogni preziosa occasione ho aggiunto un piano, ho rinforzato gli argini, e ho rimesso a posto qualche carta che rischiava di scivolare via.

Quando vuoi costruire un castello di carte, la chiave è decidere quante carte vuoi mettere alla base. Più ne metti, più piani avrai bisogno di costruire per arrivare in cima. Questo castello di carte, amico mio, era il più grande che avessi costruito finora.

Non mi ero mai azzardato ad un’impresa del genere, ed il perché è forse così ovvio da sembrare banale: non avevo trovato un tavolo abbastanza grande e abbastanza solido da potermelo permettere.

Ma questa volta ce l’avevo.
Un tavolo bellissimo, di mogano, lucente.
Con rifiniture così belle e così complesse da perdere ore soltanto a seguirne l’andamento.

Ho fatto, tuttavia, un errore così stupido.
Non ho preso in considerazione i tarli.
Quei cazzo di tarli che ti consumano dentro, e ti lasciano vuoto e fragile.

E quindi è successo.
Ero a metà strada,
pregustando il prossimo piano,
con calma,
ed eccitazione,
allo stesso temp–
Crack.

Sono rimasti
trucioli,
pochi piani
senza fondamenta,
un re di cuori,
e la regina è volata via,
o forse,
forse,
è solo nascosta tra le macerie.

 

Random Cisco geekery, issue 5: A VPN between a Cisco EPC3925 and a FRITZ!Box 7270.

I’ve struggled quite a bit to get these two devices together, mostly because the parameters on the FRITZ!Box are not documented, so it was hard to make them match with the Cisco device. But eventually I’ve managed to, so I’m happy to share the parameters.

Here we go.

First of all, here we assume that you are using dynamic IP addresses, in which case you need to use a dynamic DNS service to get it done (eg. DynDNS, No-IP, or your own solution).

Let’s say that the location using the FRITZ!box is using fritz.dyndns.example and the local subnet is 192.168.0.0/24, and the Cisco router is using cisco.dyndns.example and the local subnet is 192.168.99.0/24.

What to do on the FRITZ!box?

Create a file with this:

Replace all the lines with a comment at the end with what suits your situation. Once ready, open the control panel of your FRITZ!Box, go to Internet > Permit Access > VPN, and upload the file you’ve just created, then go to Import VPN Settings.

What to do on the Cisco EPC3925?

Go to Security > VPN, and create a new Tunnel with whatever name you like.

  • Local Secure Group: put your local subnet (192.168.99.0)
  • Remote Secure Group: put your remote subnet (192.168.0.0)
  • Remove Secure Gateway: the remote FQDN (fritz.dyndns.example)
  • Key Management:
    • Key Exchange Method: Auto (IKE)
    • Encryption: DES
    • Authentication: SHA1
    • PFS: Enable
    • Pre-Shared Key: your VPN password (your_shared_key)
    • Key Lifetime: 3600

Now click Save Settings, then go on Advanced Settings and set this:

  • Phase 1:
    • Operation Mode: Aggressive
    • Local Identity: the local host Name (cisco.dyndns.example)
    • Remote Identity: the remote host Name (fritz.dyndns.example)
    • Encryption: 3DES
    • Authentication: MD5
    • Group: 1024-bit
    • Key Lifetime: 28800
  • Phase 2:
    • Group: 1024-bit

Save the settings, cross your fingers and your toes and click on Connect.

Homebrew your own Dynamic DNS system with cPanel and PHP.

Hello. The geeky pill of today is about how to get rid of DynDNS and feel like those punks when they make their DIY t-shirt with a political message on it. Or something like that.

See, many providers nowadays are providing hosting based on cPanel and a certain number of subdomains that you can set up through the front end. What you may learn today is that cPanel also offers an API that could let you do this automatically.

The API calls themselves are quite easy to understand and apply, but the troublesome part was about the authentication. Now, cPanel actually does offer several ways to connect, but the only one that really worked for me was the first one, which goes like this:

  1. Log into the cPanel API;
  2. Once you get redirected to the front end, you get a URL like this: http://mc2dn.name:2082/cpsess1234567890/frontend/x3/index.html
  3. Take the cpsess value from that URL;
  4. Make your API call using the cpsess value, for example: http://yourdomain.example:2082/cpsess1234567890/json-api/cpanel?cpanel_jsonapi_module=ZoneEdit&cpanel...

As a starting point I’ve used a great blog article, which provides also a ready-made PHP script with everything set to go (and this will be your primary point of reference to set the whole thing up, actually). The only problem with that solution is that the request is based on one of the several authentication systems that my provider wasn’t allowing for some reason. In order to work around it, I’ve basically instructed cURL to behave like a browser.

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Ant #8: Mina.

Ci pensi mai alla solitudine? A quando sei da sola sul tram, con le tue cuffiette del cazzo per proteggerti dalla gente intorno, che però ti guarda, ti fa sentire così scomoda, anche quando ti schermi dietro i vestiti più grandi che puoi? Quella gente non ti conosce, non ti pensa, quella gente pensa ai fatti propri, e tu sei solo una formichina in mezzo ad un mare di formichine che passano senza lasciar traccia. Ma tu lo sai che le formiche la lasciano eccome, una traccia. Un segno. Un contributo. E quelle intorno a te lasciano contributi fastidiosi, che ti toccano senza toccare, che graffiano senza far male. Queste cazzo di formichine ti hanno già osservato, giudicato, messo in relazione, e in quel momento le cuffiette non ti bastano più, serve qualcos’altro. Qualcun altro. E quindi, Mina, ci pensi mai alla solitudine?

Ant #5: Sara.

Sara si è vestita di tutto punto.

Sneakers nuove,
Calze nere,
Gonna verde smeraldo,
Camicia bianca,
scollata il giusto necessario,
E un coprispalla nero.

Ha un pendente d’argento che doveva far rima con gli orecchini, ma ha avuto un ripensamento all’ultimo secondo, e ha optato per un paio viola, che rimandano al reggiseno. Di pizzo. Che nessuno vedrà. È proprio quello il punto.

Sara è annoiata.

Questa festa fa schifo,
I suoi amici sono già ubriachi,
E non c’è nessuno di interessante.

Soprattutto,
non c’è Nico.

Sara vuole tornare a casa.
Appena finisce ‘sta birra.
Anche se, magari.

Ant #4: Pavel.

Di tutte le cose belle del venerdì sera, quella che piace a me è tornare a casa a piedi. Le luci della città sono calde, fioche. Mi siedo su una panchina in cima al castello e guardo la vita scorrere lenta laggiù. Formichine. Stanche, ma ancora indaffarate. Sempre indaffarate.

Mi si accosta un tipo.
– Hai una siga?
– Certo, tieni.
– Ci facciamo una cannetta?
– Ok.

Io e Tizio,
seduti su una panchina,
a fregarcene del vento.