Desuefazione.

Qualche anno fa partecipai ad un progetto della Società Dante Alighieri, chiamato Adotta una Parola. Quest’iniziativa non esiste già più, in realtà, dal momento che è stata integrata in una specie di social network chiamato Beatrice (giuro).

L’idea era quella di prendere una parola, idealmente una caduta in disuso, e darne nuova vita nella lingua corrente.

La parola di cui mi innamorai era: desuefazione.

Il processo di desuefazione è molto più complicato del suo contrario. L’assuefazione è una sensazione confortevole, che si cerca di mantenere costante ed ininterrotta, è Rinaldo che porge lo specchio ad Armida, è la Circe che Ulisse non vuole lasciare. La desuefazione è l’antitesi hegeliana, è il terremoto che mina lo status quo, è il cambiamento che non si desidera bensì si subisce, anche quando è auto-inflitto.

La desuefazione è un processo di resistenza a se stessi, di resistenza alla resistenza al cambiamento. È la sostanza stupefacente che produce di nuovo il suo effetto; la routine o il gesto abitudinario che smette di essere rassicurante; lo stimolo esterno che provoca di nuovo una reazione fisica o psicologica.

Sono i muscoli intorpiditi che si riprendono al risveglio.
Le pupille che si ritirano alla vista di un nuovo, inedito sole.
I polmoni che si riempiono di aria fresca.

Ogni 14 giorni scompare una lingua.

La comunicazione unilaterale ha uno svantaggio di fondo: può o può non essere recepita. In assenza di feedback, il mittente non solo non saprà se il messaggio è stato ricevuto ed interpretato correttamente, ma anche se il messaggio è stato recepito in primo luogo.

È scomparso l’ennesimo dialetto. Ci sono tracce sparse, ma la ricostruzione filologica è ardua. I tratti di questa lingua sembrano estremamente variabili, ed è nel complesso abbastanza difficile spiegarsi i motivi della sua estinzione.

Sembrerebbe che uno dei due parlanti si sia rotto i maroni di non essere ascoltato.
Il mondo (quello là fuori) se n’è fatto già una ragione.

Harmonie du soir.

Non c’è tempo non c’è tempo di fermarti a guardare indietro e non c’è tempo di guardare avanti e il momento al presente è soltanto il presente Non c’è tempo non c’è davvero più il tempo di pensare ai tuoi successi e i tuoi fallimenti e alla punteggiatura e alla fine del mondo e al sesso e alle birre e a quello stronzissimo senso di impotenza che macera le viscere in sottofondo come un rumore rosa che non vuoi che faccia più male o almeno non faccia male di più Non c’è tempo da perdere bisogna aspettare aspettare e aspettare qualcosa che valga il senso di tutto questo aspettare e seminare e coltivare e soprattutto coltivare l’arte del perdere tempo quando tempo non ce n’è Perdere Prendere Perdere Prendere Sono la cosa più bella che abbia mai perso Sono il tempo che scivola via infame e torna come un fiore di lillà un giorno in un altra forma e un altro sapore.

Copri il rumore rosa
cercando qualcosa
che faccia più rumore.

With your feet on the ground.

È nel momento in cui cominci a dare qualcosa per scontato che diventi più fragile. Succede ogni volta. A cosa serve ergere mura altissime, se poi il vero pericolo è ancora all’interno? Nel mondo di Morfeo, quello in cui tutti i tuoi “non fa niente”, “non fa male”, “va bene così”, valgono una cicca, basta un tavolo, un sorriso, una doccia, un viaggio.

Ho scattato una foto alla farfalla, nel momento esatto in cui era appena uscita dal baco. Sbatte le ali, si guarda intorno. Click. Questo è l’ultimo, dolce momento che voglio ricordare. Un ultimo sguardo, poi vola via.

How can you swallow so much sleep?

If you want to go fast, go alone,
If you want to go far, go together.

Ho costruito un castello di carte forte come non mai. Nessun vento è riuscito a spostarlo, neanche di un millimetro. La neve non è riuscita a congelarlo, la pioggia è scivolata via senza danno apparente. Ad ogni preziosa occasione ho aggiunto un piano, ho rinforzato gli argini, e ho rimesso a posto qualche carta che rischiava di scivolare via.

Quando vuoi costruire un castello di carte, la chiave è decidere quante carte vuoi mettere alla base. Più ne metti, più piani avrai bisogno di costruire per arrivare in cima. Questo castello di carte, amico mio, era il più grande che avessi costruito finora.

Non mi ero mai azzardato ad un’impresa del genere, ed il perché è forse così ovvio da sembrare banale: non avevo trovato un tavolo abbastanza grande e abbastanza solido da potermelo permettere.

Ma questa volta ce l’avevo.
Un tavolo bellissimo, di mogano, lucente.
Con rifiniture così belle e così complesse da perdere ore soltanto a seguirne l’andamento.

Ho fatto, tuttavia, un errore così stupido.
Non ho preso in considerazione i tarli.
Quei cazzo di tarli che ti consumano dentro, e ti lasciano vuoto e fragile.

E quindi è successo.
Ero a metà strada,
pregustando il prossimo piano,
con calma,
ed eccitazione,
allo stesso temp–
Crack.

Sono rimasti
trucioli,
pochi piani
senza fondamenta,
un re di cuori,
e la regina è volata via,
o forse,
forse,
è solo nascosta tra le macerie.

 

Random Cisco geekery, issue 5: A VPN between a Cisco EPC3925 and a FRITZ!Box 7270.

I’ve struggled quite a bit to get these two devices together, mostly because the parameters on the FRITZ!Box are not documented, so it was hard to make them match with the Cisco device. But eventually I’ve managed to, so I’m happy to share the parameters.

Here we go.

First of all, here we assume that you are using dynamic IP addresses, in which case you need to use a dynamic DNS service to get it done (eg. DynDNS, No-IP, or your own solution).

Let’s say that the location using the FRITZ!box is using fritz.dyndns.example and the local subnet is 192.168.0.0/24, and the Cisco router is using cisco.dyndns.example and the local subnet is 192.168.99.0/24.

What to do on the FRITZ!box?

Create a file with this:

Replace all the lines with a comment at the end with what suits your situation. Once ready, open the control panel of your FRITZ!Box, go to Internet > Permit Access > VPN, and upload the file you’ve just created, then go to Import VPN Settings.

What to do on the Cisco EPC3925?

Go to Security > VPN, and create a new Tunnel with whatever name you like.

  • Local Secure Group: put your local subnet (192.168.99.0)
  • Remote Secure Group: put your remote subnet (192.168.0.0)
  • Remove Secure Gateway: the remote FQDN (fritz.dyndns.example)
  • Key Management:
    • Key Exchange Method: Auto (IKE)
    • Encryption: DES
    • Authentication: SHA1
    • PFS: Enable
    • Pre-Shared Key: your VPN password (your_shared_key)
    • Key Lifetime: 3600

Now click Save Settings, then go on Advanced Settings and set this:

  • Phase 1:
    • Operation Mode: Aggressive
    • Local Identity: the local host Name (cisco.dyndns.example)
    • Remote Identity: the remote host Name (fritz.dyndns.example)
    • Encryption: 3DES
    • Authentication: MD5
    • Group: 1024-bit
    • Key Lifetime: 28800
  • Phase 2:
    • Group: 1024-bit

Save the settings, cross your fingers and your toes and click on Connect.

Homebrew your own Dynamic DNS system with cPanel and PHP.

Hello. The geeky pill of today is about how to get rid of DynDNS and feel like those punks when they make their DIY t-shirt with a political message on it. Or something like that.

See, many providers nowadays are providing hosting based on cPanel and a certain number of subdomains that you can set up through the front end. What you may learn today is that cPanel also offers an API that could let you do this automatically.

The API calls themselves are quite easy to understand and apply, but the troublesome part was about the authentication. Now, cPanel actually does offer several ways to connect, but the only one that really worked for me was the first one, which goes like this:

  1. Log into the cPanel API;
  2. Once you get redirected to the front end, you get a URL like this: http://mc2dn.name:2082/cpsess1234567890/frontend/x3/index.html
  3. Take the cpsess value from that URL;
  4. Make your API call using the cpsess value, for example: http://yourdomain.example:2082/cpsess1234567890/json-api/cpanel?cpanel_jsonapi_module=ZoneEdit&cpanel...

As a starting point I’ve used a great blog article, which provides also a ready-made PHP script with everything set to go (and this will be your primary point of reference to set the whole thing up, actually). The only problem with that solution is that the request is based on one of the several authentication systems that my provider wasn’t allowing for some reason. In order to work around it, I’ve basically instructed cURL to behave like a browser.

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Ant #8: Mina.

Ci pensi mai alla solitudine? A quando sei da sola sul tram, con le tue cuffiette del cazzo per proteggerti dalla gente intorno, che però ti guarda, ti fa sentire così scomoda, anche quando ti schermi dietro i vestiti più grandi che puoi? Quella gente non ti conosce, non ti pensa, quella gente pensa ai fatti propri, e tu sei solo una formichina in mezzo ad un mare di formichine che passano senza lasciar traccia. Ma tu lo sai che le formiche la lasciano eccome, una traccia. Un segno. Un contributo. E quelle intorno a te lasciano contributi fastidiosi, che ti toccano senza toccare, che graffiano senza far male. Queste cazzo di formichine ti hanno già osservato, giudicato, messo in relazione, e in quel momento le cuffiette non ti bastano più, serve qualcos’altro. Qualcun altro. E quindi, Mina, ci pensi mai alla solitudine?