Luca K.

L’ultima rockstar che conosco si chiamava Ciro Eugenio Milani.

Un uomo inutile, con un lavoro inutile, una vita inutile, relazioni inutili, e un futuro che si prospettava inutile. Però il fatto è che si era stancato. Non voleva diventare anche un vecchio inutile.

Essenzialmente gli bastava andare via. E credo che in fondo ad andare un po’ in giro per il mondo ci abbia provato. Però non riusciva a sentirsi a casa. O forse era troppo pigro per sentirsi a casa. O forse era troppo pigro per muoversi e basta. Colpa sua, forse no. Fatto sta che, alla fine, se non c’è nessun altro posto dove vivere, il problema diventa il vivere stesso.

Questo mondo non è fatto per me, oppure sono io a non essere fatto per questo mondo. Non c’è poi molta differenza. Voglio uscire da questo mondo, come posso farlo? Ecco perché il suicidio è l’unica vera soluzione.

Optò per il viaggio più lungo. Quello verso un non-luogo totalmente ignoto da cui non si torna più indietro. Potrà essere meglio o peggio, è un rischio da correre, una responsabilità da prendersi. Se si sbaglia non c’è alternativa. Era un’opzione da ponderare bene. E lui così fece. Dopo aver riflettuto a lungo sulla sua decisione, era arrivato ad una tale lucidità, una tale consapevolezza di quello che stava per fare da resistere a qualsiasi ripensamento. Certo, con una paura di fondo. Ma quale viaggiatore non ha mai avuto paura, primadipartire?

Tre mesi prima creò un blog per raccontare questo momento. Il momento della preparazione, il momento dell’attesa. Stabilì una deadline fittizia (20 luglio 2005), un nome fittizio (Luca K.), una professione fittizia (impiegato) e una residenza fittizia (un qualche posto nell’hinterland milanese). Tutto il resto, però, era vero. Riflessioni, paure, momenti. L’attitudine era quella tranquilla di chi prepara una fuga dal quotidiano, in una qualche isoletta sperduta nell’oceano.

Ma non era una richiesta d’aiuto. Lui non aveva bisogno d’aiuto. Questa è una cosa che nessuno riusciva a capire, neanche gli altri “aspiranti suicidi”. Non si sentiva triste, incompiuto o fallito. Anzi. Aveva vissuto la sua vita, e voleva cristallizzarla in un momento bello, da condividere con gli altri. Che ovviamente non capirono, e si dilettavano in patetismi da Telefono Azzurro o trollate di cui, a gesto compiuto, gli autori si pentirono amaramente.

Quest’uomo è andato dritto come un treno, forte della sua consapevolezza, fottendosene di qualsiasi opinione. Sapeva come non farsi trovare. Aveva messo il suo blog su un sito di free-blogging americano (primadipartire.weblogs.us, ora svanito nel nulla), basato su WordPress. Come già dissi, WordPress è fico, e fra le tante figate c’è la possibilità di pubblicare un post in data futura. E lui così fece.

L’11 luglio, mentre Luca K. svelava la propria identità ai suoi lettori nel blog, Ciro Eugenio Milani era già morto. In realtà voleva farlo la notte prima, ad un anno esatto dalla morte di un suo amico. Stesso ponte. Non che gliene fregasse molto di far poesia su questo momento, ma gli sembrava una cosa da fare.

Ci furono altri post con data futura.
Saluti, precisazioni, cazzate.
Luca K. voleva un altro spiraglio di vita virtuale.

Di Ciro Milani non so nulla. Di Luca K. so quello che ricordo da una lettura febbrile del blog a cose appena fatte. Non ricordo come capitai su quel blog, so solo che ormai non c’è più. Così come l’altro, blog.weow.org. Sono riuscito a ricostruire la storia essenzialmente a memoria, con l’aiuto di Wayback Machine e alcuni frammenti sparsi qua e là su siti e articoli di giornale.

Cazzo, Luca, sei peggio di Archiloco.
E allora, sai che ti dico?
Questo post lo pubblico in una data futura pure io.
Dal 30 novembre 2011 all’11 luglio 2012.
Tanto per te aspettare non è un problema, adesso.

One thought on “Luca K.

  1. Ancora a distanza di anni leggo di Ciro, è incredibile come questo ragazzo abbia lasciato una traccia indelebile nelle persone.
    Spesso cerco tramite il motore “Google” notizie inerenti e mi imbatto, non spesso, in nuovi post dedicati a lui, come questo.
    Ciro “come credo”, abbia detto basta ad una vita fatta di molliche. Lo stesso blog ne era una sua prova, non chiedeva aiuto, scriveva solamente le sue giornate vuote, cosa a cui non voleva più sottostare.
    Nessuno deve permettersi il lusso di giudicare ciò che ha fatto. In molti commenti leggo che è stato un pazzo, che chi si suicida è un fallito, cose simili. Ma io dico sempre a tutti il fallito è colui che decide di farla finita perchè non vuole una vita di stenti oppure colui che campa alla giornata?
    Bellissimo post, grazie che ancora tieni vivo il ricordo di Ciro.

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