ASCII-Art #2. Reductio ad unum.

Viviamo in un sistema crudele.

Ci esorta, ci spinge, ci costringe a sentirci delle individualità specifiche e irripetibili. Produce migliaia di tipi diversi di vestiti, cibo, libri, giocattoli e ritrovati tecnologici. Ma li produce in serie. Le idee che governano gli schemi di design e di produzione sono prodotti in serie. Ogni oggetto è riconducibile ad uno schema omogeneo e così radicato da risultare quasi invisibile tant’è dato per scontato.

Inutile dirlo, anche i pensieri vengono prodotti in serie.
Da propinare insieme agli omogeneizzati.

Viviamo in un sistema crudelmente buono.

Ci fornisce tutti gli strumenti per sentirci diversi. Semplicemente mescolando dei prodotti in serie. Vesto una giacca nera Armani ma dei pantaloni rosa-shocking di Dolce&Gabbana, e sono diverso. Ho un mio modo particolare di essere cattolico, e mescolo un po’ di giansenismo e un po’ di adozionismo. Creo musica folk-metal-alternative-gothic-norwegian-post-progressive-satanic-stoner che perirà miseramente dopo il primo CD demo.

E, mi spiace dirlo, ma il sistema sembra di tipo autorigenerante.
Forse all’infinito.
Forse no.

Voglio uscire.

Prendo una di quelle palline di caucciù e la scaravento a terra con tutta la forza.

Schizza in alto,
corre lontano,
segue scie imprevedibili.

Osserva gli oggetti da ogni angolazione, e senza avere il tempo di rifletterci si ritrova davanti ad un’altra piccola curiosità. Le piccole cose la emozionano, le grandi cose la incuriosiscono. Corre, cerca ancora un’altra sfida alla gravità.

Poi la gravità vince.
Vinta, rotola con le ultime forze,
e spera di essere raccolta ancora,
per liberarsi un’altra volta.