Se non ci fossi io, staremmo tutti su Facebook a scrivere le note e taggare gli amici nelle pose più imbarazzanti.

Devo ammetterlo.

C’ho il blocco dello scrittore.

Che poi, parliamone, non che sia chissà che scrittore. Alla fine sì, ovvìa, ci si incontra fra parole al bar a fare una partita di Magic e sfumacchiar spini, come nel libro di Vanni [no, cazzo, non sto scopiazzando, ma che volete se ormai è da un mese che sto leggendo solo quel libro?], eppoi uno decide di fare un gioco tipo Twister, e le parole cominciano ad incrociarsi tra loro, o scombinarsi in modi inconsueti e anche un po’ preoccupanti (tranne le coppiette sbaciucchiose, che – ovviamente – si spostano in blocco… si sa com’è l’ammòre).

E le parole sono lì, mica vanno via, aspettano solo che arrivi il cronista e prenda appunti, scribacchi, rielabori, eccètera eccètera. E le parole, caro amico mio, si son rotte le palle di star lì ad aspettare, e in qualche modo dovranno venir fuori. Non cercare di inventarti qualcosa di originale, fai come hai sempre fatto: scrivi di getto, e vedrai quante parole verranno fuori! [Sì, lo so, sto facendo metascrittura, probabilmente siamo ancora all’inizio… e comunque l’ha fatto pure Calvino, quindi non faccio nulla di male!]

Il problema è quello. Mica non mi vengono le parole. Non mi viene il tempo. E quando il tempo vien fuori, la memoria fa cilecca. Perché, anche se le cose vengon fuori di getto, ci vuole tempo per scriverle, no? Prima di tutto ci vuole questo, un sacco di tempo per scrivere tutto quello che mi vien da scrivere. E io son velocissimo a scrivere. Vent’anni di digita-digita servono, no? Quindi il problema vero è che bisogna smaltire prima di tutto un casino di roba.

Ecco, è questo: un bidone pieno di informazioni che, come dissi una volta [ecco, adesso mi toccherà cercare il link di quel commento infognato in chissà quale post di chissà quanto tempo fa in cui spiegavo già a FrancesGlass questa cosa [ecco, adesso mi toccherà linkare pure "FrancesGlass"] e metterlo al posto di "una volta", per la mia maledetta smania di far sempre le cose precisine], sono come dei piccoli demoni, alcuni semplicemente dispettosi, di quelli che punzecchiano e prudono come le punture di zanzare, altri invece veramente incazzusi e che scalciano come un feto.

Poi ci vuole altro tempo ancora per capire che la maggior parte delle cose che ho appena scritto sono assolutamente inutili in quanto [please choose your option]: pleonastiche, ridondanti, superficiali, non descrittive, non espressive, sgrammaticate, fuorvianti. Eccètera eccètera. Ora, non è che non mi piaccia quello che scrivo. Anzi, a me scrivere "eccètera eccètera" piace pure assai. Ma, dài, uno non è che si può ammorbare a leggere una scriptio continua di puttanate. Il succo è più buono quando è concentrato (temo che mi pentirò di questa metafora) [Capito? Siamo arrivati alle metafore! E intanto i paragrafi crescono in numero spropositato… Però, giustamente, lo stronzo si giustifica con un:] Ma questa bella mondatura oggi non la faremo, miei cari, perché non ho il tempo. Chiaro? Non ho il tempo! Già è un miracolo che sia riuscito a scrivere tutto questo, ringraziate e che vi basti per un mese!

Ma io, diciamolo, non scrivo mica per voi.
Anche perché bisogna vedere chi siete voi.
Ecco, bravi: chi siete? Che volete? Perché siete qui? Apprezzate questo imbroglio di parole? Vi è piaciuta la foto da cappellone sgualcito? Volete cercare di estrapolare un po’ di cazzi miei? Se dovessi scrivere per tutti voi per accontentarvi impazzirei. Alla fine si tratta semplicemente di giocare le parole e le emozioni, così che voi siate contenti di leggere qualcosa di piacevole, e io mi senta soddisfatto di aver svuotato un po’ ‘sta discoteca di parole tunzettare che continua a rimbombarmi in testa.

Eppoi, signori:
la conclusione!

La conclusione che non può arrivare, perché se davvero arrivassi ad una conclusione scrivere non avrebbe già più un senso.

La conclusione di un discorso è già di per sé l’apertura di un altro.
E così via, fino alla morte.

E su questo forse non ci si può far nulla, a meno che uno non decida intenzional

15 thoughts on “Se non ci fossi io, staremmo tutti su Facebook a scrivere le note e taggare gli amici nelle pose più imbarazzanti.

  1. E’ a dir poco imbarazzante leggere e annuire tutto il tempo.

    E poi è fastidioso, perché sono io quella che scrive (male) per sé e ai lettori mostra il (dito) medio.

    Ma tu? Cosa essere tu? dice il brucaliffo. Il brucaliffo che secondo me fuma erba anche lui mentre gioca a D&D. Che amarezza!

    Il metanarrativo mi è piaciuto, anche se io facebook non ce l’ho.

  2. La cosa più interessante è che la maggior parte dei commenti sottolinea un aspetto citato nel titolo. Me compresa. E quindi la domanda che sorge è: cosa si legge a fare il resto.

    Beh, io l’ho letto, e penso di averte capito un poco quello che intendi.

    Pure a me manca il tempo. Eh!

    Pertanto penso che pot

  3. Ste, lei è un mostro e io le scopiazzo l’idea (più o meno).

    gabriel, magari fosse un rimedio. E’ una scusa. Ahimé.

    VirginiaCreeper, Facebook è parecchio contagioso. Sa essere divertente, se preso a dosi moderate.

    Oxi, inevitabile che mi avresti capito. Leggere è superfluo. La sostanza è tutta nell’incipit e nella concl

    Comunque forse ho trovato una soluzione.

  4. A chi piace scrivere finisce per scrivere di metascrittura…Finisce per cominciare, inizia per finire, tenendo sempre aperta la conclusione, e ricominciare a sistemare parole.

  5. Ha ragione Ossimorosa: appena letto il titolo, mi è venuta in mente la conclusione di questo post, nel mio cervello ha iniziato a smaniare una scimmia del circo (come nella testa di Homer), dunque ho perso qualsiasi voglia di leggere fino alla fine il tuo enorme pippone… :D

    Ma ti voglio bene, eh.

    Questo lo sai, vero? ^ ^

    cFG

  6. Ehilà.

    Mi piace come scrivi. Se frughi nel mio blog dovresti trovare in uno dei primi post una specie di “introduzione” ad un libro, che scrissi un po’ di tempo fa.

    Potrebbe piacerti.

    Ciao, e ancora complimenti.

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