Confessioni di un criogenomane (mai) pentito.

Ci sono 32 gradi all’ombra. E 35 al sole.
C’è grande preoccupazione.
Ma soprattutto ci si interroga: a che cazzo serve l’ombra?
Gelato sciolto eri e gelato sciolto ritornerai.

Il problema più grave è che ho scoperto di essere estremamente intollerante nei confronti di qualsiasi sussidio termico. Il ventilatore non mi fa niente se non lo tengo sparato contro la mia testa. E se lo faccio tempo un paio d’ore e devo correre da nonna Novalgina. L’aria condizionata mi uccide. Il caldo mi abbatte.

Insomma, sono in preda agli agenti atmosferici.

Ricordatevi di me quando mi raccoglierete col cucchiaino e troverete qualche resto di gelsi che avrò rubato poco prima di esser sconfitto dall’ultimo raggio di sole.

Addio.

Seriamente: se non scriverò nulla entro venerdì dovrete aspettare fino al sabato successivo, salvo complicazioni. Possibilmente senza arguire necessariamente che abbia tentato il suicidio e, di conseguenza, senza ritenere questa quale criptica lettera d’addio con riferimenti mistici da interpretare per giungere alla Verità Assoluta. Grazie per la collaborazione. Draga Hrvatska!

Think and smile for just a while.

One
Thy shall never love another,
Two
And stand by me all the while.
Three
Take happiness with the heartaches.
Four
Go through life wearing a smile.

Oh, how happy we will be, if we keep the ten commandments of love.

Five
Thou shall always have faith in me, in everything I say and do.
Six
Love me, with all your heart and soul, until our life on earth, is through.

And how happy we will be, if we keep the ten commandments of love. You will find, since the beginning of time, it has rooted in all the land.

Seven
Come to me when I’m lonely.
Eight
Kiss me when you hold me tight.
Nine
Treat me sweet and gentle.
Ten
And always do right.

And how happy we will be, if we keep the ten commandments of love.

Lyrics from “The Ten Commandements of Love”, written by M. Paul and performed by The Moonglows in the “Romance&Cigarettes” OST (thanks to FrancesGlass for the tip).

Pseudoadolescenziale II. With added mango juice.

– Ti lascio.
– Ah. Vabbè.
– Vabbè? Tutto qui?
– Beh, si capiva.
– Da cosa?
– Da come guardavi quel tipo nel b-movie di Nino D’Angelo che abbiamo visto la settimana scorsa. E poi da come ti si sono illuminati gli occhi ascoltando quella canzone napoletana anni ’70 nella macchina di Giovanni.
– Mica siamo stati nella macchina di Giovanni.
– Ah beh, col quella centrale atomica di altoparlanti che si porta in macchina non era di certo necessario.
– …
– …
– Ma non vuoi sapere perché?
– Cerchi soddisfazione?
– Non fare lo stupido.
– Ok, dillo.
– Mi sono stancata del tuo motorino.
– Che motivazione è questa?
– Lo sapevo, non capisci.
– Eh, mi sa proprio di no.
– E ti permetti di fare anche ironia! Ma lo sai che strazio è per me salire su quel seggiolino scomodo, sempre col rischio di venir beccati dalla Polizia… e poi non possiamo andare mai da nessuna parte, perché non ce la fai colla miscela… e soprattutto quel rumore che ti fracassa i timpani… voglio proprio vedere come lo farai passare alla prossima revisione quello schifo truccato come una puttana!
– Non dire così alla mia vespina bellina.
– Perché, vogliamo parlare di tutte le volte che abbiamo rischiato la vita quando pioveva? E tutte le volte che i freni non frenavano e per puro caso non abbiamo baciato ogni volta il culo di chi ci stava davanti!
– Poche ciance. Tutto qui?
– Sì.
– È la tua risposta definitiva? La accendiamo?
– Sì.
– Vabbè. Mi spiace soltanto che dovrò trovare qualcun’altra per inaugurare la mia nuova Punto. Sai, devo fare in fretta, arriverà giusto tra qualche giorno. Addio, cara!

Ieri il tempo si è presentato col certificato medico.
Però mi ha chiesto semplicemente 12 ore di PAR.
Allora io, ingenuamente, gli ho detto sì.

Ecco, non pensavo che avrei vissuto una giornata senza tempo.
Non collocato nel tempo. Tempo che vola.
E anche noi si volava, fra le banconote a vita breve, briciole e nutella, coperte, cappuccino schiumoso. Scivolando fra le tende impalpabili di un harem illuminato da candele profumate d’antimateria.

Non aver fatto quasi niente eppure aver fatto così tanto.
E le abitudini di un passato piuccheprossimo
sembrano già un tenue ricordo.

Cammino a una spanna da terra,
col vento che solletica i piedi
e mi spinge dolcemente in avanti.

Aspetto il diadema del dolce ακμή.

Orecchio assoluto.

A volte mi chiedo come sarebbe se credessi in Dio e nell’aldilà, se potessi accontentarmi di spiegare tutto con l’esistenza di un sovrannaturale, anziché crucciarmi, a volte, di questo limite alla conoscenza.

Forse i miei obiettivi, e il perché di questi obiettivi, sarebbe totalmente diversi.

Perché sì, oggi le due domande che ho fatto a te in realtà le sto ancora adesso ripetendo a me stesso. Per conferma, chissà, o magari piuttosto per insinuare di nuovo il dubbio.

Quali obiettivi?
E perché quegli obiettivi?

ASCII-Art #1. Airstrike over the mourning crowd.

Perché ormai c’è una rassegnata ostinazione. E se in questo periodo la Grande Sfiga Universale sta lanciando continuamente degli spilli sulle mie gonadi, le dimostrerò che stoicamente resisterò a questi suoi attacchi alle s… Vabbè.

Potrei raccontarvi di 160 Km percorsi contro i mulini a vento, oppure di auto in sovrapressione, e altre fantastiche avventure. Ma mi limiterò a spiegare l’ultima.
Una chicca per gli smanettoni.

Ho alcuni PC messi in rete tra loro in modalità mista (in parte via Ethernet e in parte via Wi-Fi). Di questi mi interessano in particolare due. Uno lo chiamiamo GROOVE (192.168.0.2), ed è quello che regna sovrano, l’ammiraglia della flotta, insomma il più figo (anche perché, oh, l’ho pagato mica poco). L’altro si chiama VECTOR1 (192.168.0.253), altresì detto "il serverino" per via del fatto che, pur essendo vecchiotto, lavora alacremente come server HTTP, FTP, DNS, DHCP e tanti e tanti altri.

Ora. Dati i nomi a queste due bestiole è necessario spiegare che finora tutti i computer della rete si son sempre visti senza problemi. In particolare Groove guardava Vector1 e Vector1 guardava Groove. Tanto si son visti che alla fine si sono innamorati. Hanno sempre lavorato fianco a fianco. Per esempio, su Vector1 ho i siti, da Groove li modifico, poi punto il browser su Vector1 per visualizzarli. E altre cose così. A questo punto credo anche che abbiano fatto anche un matrimonio via Ethernet, e non vi dico che ho pensato quando ho visto certe collisioni qualche tempo fa sullo switch che li collega.

Poi Groove è partito per un’operazione chirurgica. Gli dovevano trapiantare per la seconda volta un alimentatore nuovo (e porca miseria quanto m’è costato ndr).

Al ritorno non è stato più lo stesso.

Ora Groove vede tutti (ma dico tutti) i computer tranne Vector1. Vector1 vede tutti (ma dico tutti) i computer tranne Groove. Di conseguenza: Groove e Vector1 non si vedono. Non si pingano, qualsiasi richiesta va in timeout, non si vedono con nessun protocollo. Un casino.

Io so cos’è successo.
Credetemi, Oxi lo sa che il mio computer ha un’anima.
E anche parecchio incazzusa.
È per questo che me lo sento.
Groove e Vector1 hanno divorziato.
Hanno divorziato, capite?

Serio. Mi rivolgo agli smanettoni che passano di qui, tipo quelle faccione da smanettoni di ABS e Bruno (a proposito Bruno, ho riletto poco fa il post con cui ci siamo conosciuti ^^). Secondo voi cos’è successo? Ma soprattutto: chi è che sta facendo lo stronzo dei due? Perché lo stronzo c’è, sicuro.

/* Considerate che a livello software non è cambiato nulla, e non ho firewall attivi, solo AVG. Nessun filtro IP o cose di questo genere. Ah, può essere utile sapere che sul serverino ho Big Brother, e ogni tanto ho scoperto che tenta una richiesta FTP su Groove… e Groove la vede! Però poi non riesce a rispondere. È come se Groove recepisse un messaggio dall’iperspazio però poi non sapesse a chi indirizzare la risposta. Boh. Dimenticavo: il DHCP però funziona (Vector1 è il server DHCP). */