Nenia.

Una volta cedette, e scoppiò in un pianto disperato, senza motivo. Davvero, il motivo più lo si cercava più aveva perso senso trovarlo. Riempì una tazza di liquore e la bevve rincantucciato sulla sedia come si beve una tazza di cioccolata calda. Le due mani stringevano saldamente la tazza, un appiglio dal quale nessuno poteva tirarla via.

Lui non riusciva a capire cosa stesse succedendo, ma decise di correre da lei al più presto. Aveva paura che potesse accadere qualcosa di grave. La trovò su una strada deserta bagnata mentre sperimentava il brivido vibrante di un testacoda. Lasciarono la sua macchina e lui la portò lontano, lontano. Lontano da tutto quello che poteva toccarla, lontano da tutto quello che poteva ferirla o poteva accarezzare le sue sinapsi in fibrillazione.

Lei continuava a piangere a dirotto, singhiozzando. Lui non chiedeva perché, era chiaro che sarebbe stato inutile. Lei non avrebbe fatto lo stesso, l’avrebbe visto come un problema da risolvere, questo pianto immotivato l’avrebbe mandata nel panico. Ma a lui questo non importava. L’avrebbe fatto lo stesso, perché è fatto così. Perché a volte, a volte, non è poi così strano che ci siano cose che accadono o esistono indipendentemente dal conoscerne il motivo.

Erano soli. Terra grigia, cielo grigio, mare grigio, lacrime grigie. Pianse ancora, ancora per molto, e molto ancora. Ogni tanto blaterava qualcosa senza senso, lui la consolava con rassicuranti risposte senza senso. Poi, pian piano, finì. Si sentiva meglio. Si sentiva al riparo. Erano loro due, e questo non era mai un problema. In quel momento era perfetto. Erano loro due, e avrebbe voluto che questo momento durasse sempre, per sempre. C’era sempre.

Poi tornarono alla vita normale. Il mondo delle piccole abitudini e delle piccole cose da ammirare. Come se non fosse successo nulla. Nessuno ne parlò quasi più. Restò forse solo un piccolo ricordo fossile.

Ricordo.

7 thoughts on “Nenia.

  1. E non sarà una coincidenza che stessimo parlando proprio di coincidenze.

    ‘sti piccioni, adesso capisco perchè Povia ha vinto il Festival.

    ^^

  2. certe volte le spalle migliori su cui piangere sono quelle che non fanno domande, e che fanno finta di scordare. certe volte c’ è solo bisogno di liberare lacrime sconosciute e poi dimenticarle.

  3. già, cedere..

    ..cedere è un po’ come perdere dei soldi giocando al mercato azionario.

    tu hai 100, ma un brutto giorno scende del 20% e ti ritrovi 80.

    poi, un bel giorno, risale – metti anche del 20% in un botto solo – e hai 96.

    dev’essere per colpa della forza di gravità. salcazzo, ma una volta ceduto ci vuole più forza (o culo) per tornare a cento.

    (perla cronica: mai giocato in borsa in vita mia)

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